COMUNICATO STAMPA dell’ASSOCIAZIONE PER LA SCUOLA DELLA REPUBBLICA: Quello che avremmo voluto dire nelle audizioni al Senato e che invece ci è stato impedito

L’agenda delle audizioni al Senato da parte della Commissione Istruzione su “questioni relative alla riforma del sistema nazionale di istruzione” è stata contingentata tra mercoledì 27 e giovedì 28 maggio e pratica nei confronti della nostra Associazione un ostracismo culturale indegno di un paese democratico.

La nostra richiesta di essere ascoltati, infatti, non è stata presa in considerazione, probabilmente perché siamo tra i promotori della Legge di iniziativa popolare per una buona scuola per la Repubblica, l’unica proposta alternativa al DDL governativo, alla cui scrittura hanno collaborato numerosissimi docenti, studenti, genitori, componenti del personale tecnico amministrativo e collaboratori scolastici e che conta oggi 31 comitati locali di sostegno.

Noi, quindi, non ci siamo stati, come abbiamo tentato e auspicato fino alla fine. Ma non per questo tacciamo. Ecco quindi quel che avremmo detto.

L’Associazione Nazionale per La Scuola della Repubblica ritiene che un’analisi, per quanto sintetica, del DDL del Governo debba essere scorporata in 3 parti distinte.

1- Quella dell’assunzione dei precari (del personale docente ed Ata) costituisce una priorità assoluta. Anzitutto per via delle effettive necessità delle scuole, nonché per le aspettative che si sono alimentate tra i precari da settembre sino ad oggi; ma anche perché tale assunzione rappresenta un atto dovuto, in virtù di due elementi distinti: la legge. n. 296/06 e la sentenza della Corte di Giustizia Europea, entrambe convergenti in un concreto e consistente ampliamento dell’organico delle singole istituzioni scolastiche e nell’esigibilità di diritti conquistati. Riteniamo necessario riparare un ingiusto danno nei confronti di un personale che, a fronte delle politiche di tagli selvaggi alla spesa per la scuola, ha consentito comunque, attraverso il proprio lavoro, il funzionamento della scuola italiana. Un danno che non riteniamo possa in alcun modo essere sanato attraverso il demansionamento del personale reclutato, né attraverso la precarizzazione, ora del nuovo, in seguito di tutto il personale della scuola previsto dal DDL. Chiediamo pertanto un provvedimento di urgenza in questo senso, che possa consentire – come era stato promesso – l’assunzione in ruolo dei precari dall’1 settembre 2015. Assunzione di cui proponiamo, appunto, lo stralcio rispetto al resto del provvedimento, non potendo essa essere utilizzata dal Governo come oggetto di scambio per ottenere l’approvazione del resto del dispositivo, che, per sua impostazione ideologica e per i suoi specifici contenuti, mette in discussione non solo la funzione democratica della scuola, ma la sua stessa efficienza. Da parte di un Governo che ha sinora usato la decretazione di urgenza con una certa insistenza e facilità, il ritardo con cui si sta procedendo per la doverosa assunzione dei precari appare totalmente ingiustificabile.

2- L’Associazione Nazionale per la Scuola della Repubblica ritiene invece inaccettabile e provocatoria l’impostazione autoritaria ed aziendalistica del DDL, che mette in discussione l’idea stessa di scuola. È fuori di dubbio che le logiche neoliberiste che negli ultimi anni hanno orientato gli interventi sul sistema di istruzione, nonché i tagli inconsulti alla spesa, che hanno umiliato la scuola nel suo mandato, chiedono interventi urgenti per restituire la scuola italiana alla sua struttura ordinamentale ed alla sua funzione culturale ed emancipante. Ma la riforma proposta dal Governo interviene in senso opposto a quello indicato, delineando non solo una sostanziale continuità con le politiche scolastiche degli ultimi anni, che vengono persino amplificate, peggiorate e rese più pericolose dalla svolta aziendalista configurata. Che, non a caso, rispolvera vecchi istituti che ricordano persino il triste ventennio (l’organizzazione piramidale della scuola con un Capo di istituto da cui dipendono direttamente i docenti; le note di qualifica attribuite dal capo di Istituto al personale della scuola; i concorsi per merito distinto, e interventi simili). La scuola della Repubblica deve essere invece la scuola della Costituzione, la scuola per la formazione democratica delle nuove generazioni e quindi, anzitutto, un luogo di quotidiana pratica della democrazia e del confronto. L’istruzione è troppo importante perché si possa approvare un DDL che, in modo semplicistico ed umiliante, risolve i complessi problemi di una scuola che – oggi più di prima, in una società complessa e contraddittoria – ha il compito di dare alle nuove generazioni gli strumenti necessari per essere cittadini consapevoli; è veramente penoso che il Governo del Paese pensi di rilanciare il ruolo formativo e democratico della scuola italiana proponendo un modello aziendalistico che affida la gestione della scuola ad un DS, dotato di poteri assoluti e, nel contempo, sempre più organicamente dipendente della maggioranza di governo. Un Ds al quale vengono affidate mansioni che intervengono su una serie di elementi strategici relativi alla dignità del lavoro e alla democrazia scolastica. Un dirigente che recluta direttamente; che si annette interamente le funzioni di organi collegiali (solo “ascoltati”, oggi titolari di potere decisionale rispetto agli ambiti di pertinenza), organi che – pertanto – vengono esautorati quasi completamente dalle proprie funzioni. Un dirigente che avrà un ruolo significativo sulla valutazione e la premialità da concedere o negare ai docenti.

3- Le 13 deleghe al Governo previste dal DDL toccano temi ed ambiti estremamente strategici, che non riteniamo possano essere sottratti al democratico dibattito parlamentare. L’Associazione Nazionale per la Scuola della Repubblica ritiene che il rilancio della scuola italiana e del suo ruolo culturale ed istituzionale richieda invece la riproposizione della scuola della Costituzione, che nell’art. 33 afferma anzitutto l’obbligo della Repubblica di istituire scuole statali (e non private) per ogni ordine e grado per tutti e tutte e nello stesso tempo il rispetto delle libertà di insegnamento e del pluralismo culturale.

Questi principi costituzionali implicano:

a) un governo democratico della scuola italiana a tutti i livelli, e cioè sia nelle istituzioni scolastiche sia a livello nazionale con organismi democratici dotati di poteri decisionali.

b) Il riconoscimento dell’effettività della libertà di insegnamento di ciascun insegnante, che non può quindi essere condizionato nella sua libera partecipazione al processo formativo da logiche aziendali e premiali, ma deve confrontarsi con tutti gli altri soggetti impegnati nel comune progetto formativo.

c) La scuola statale deve essere garantita a tutti e, quindi, nel nostro ordinamento non può trovare spazio il sistema integrato, per l’ovvia condizione che la scuola privata (che può essere di orientamento) non può garantire una formazione libera e pluralista.

d) Non solo tutte le risorse devono essere destinate alla scuola statale, ma devono essere adeguatamente incrementate, per far fronte a tutte le esigenze della scuola, a carico della fiscalità generale.

e) Il diritto allo studio e all’apprendimento deve riguardare analogamente tutti gli studenti. Rifiutiamo strategie per individuare percorsi di apprendistato precoce, decontrattualizzati, sottratti a diritti e tutele, peraltro gestiti dalle aziende. Siffatti interventi, inoltre, andranno a penalizzare direttamente le fasce più deboli della popolazione, che non avranno più la possibilità di emancipare la propria condizione attraverso la cultura e una scuola strettamente legata al principio di unitarietà del sistema scolastico nazionale.

Da questo sintetica disamina si evince chiaramente la nostra ferma opposizione al DDL, che deve essere respinto in tutte le sue parti.

Si sottolinea, peraltro, l’invasione del ruolo della contrattazione sindacale e – in virtù della delega in bianco – l’umiliazione persino del Parlamento, privato della sua funzione primaria proprio sulle politiche scolastiche.

L’Associazione Nazionale per la Scuola della Repubblica, però, non si limita alla ferma opposizione ad un DDL inemendabile, ma sostiene in alternativa come base di discussione una proposta di legge di iniziativa popolare che è stata a suo tempo sottoscritta da altri 100.000 elettori, che è stata da poco ripresentata alla Camera e che in occasione della consultazione on-line sulla proposta governativa, in tutte le scuole dove è stata discussa, è stata approvata nei collegi dei docenti in alternativa alla proposta governativa stessa.

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