Relazione di Giansandro Barzaghi al Convegno di Milano, 26 ottobre 2013

Questa relazione viene svolta a nome del direttivo dell’Associazione NonUnodiMeno.

Carissime Partigiane/i della Scuola della Costituzione

Prima di tutto un ringraziamento al Presidente Basilio Rizzo e  a tutti voi che siete qui, alle numerose associazioni, movimenti, comitati, organizzazioni sindacali, studentesche e forze politiche che hanno aderito a questo Convegno Nazionale di Formazione.

Ma in modo particolare vorrei salutare le delegazioni delle altre città e poi proporre un abbraccio caldo da parte di tutti noi alla delegazione di Bologna che vincendo il Referendum sul No al finanziamento alle scuole private – ha aperto una strada  per tutti, nonostante “i giganti dai piedi di argilla”e la loro misera decisione di affossare quel referendum.

Bologna ha squarciato la nebbia della palude e ha lanciato un sasso contro quel sistema integrato pubblico/privato che si inquadra bene nel governo delle larghe intese, in cui vari soggetti, dalla Confindustria alla Curia, dalla Lega delle Cooperative alla Compagnia delle Opere, dal Pdl al Pd per finire alla maggioranza del Comune di Bologna, tutti insieme appassionatamente si sono impegnati per ribaltare il dettato costituzionale “Senza oneri per lo Stato”. E per la prima volta hanno trovato una resistenza non di sparute avanguardie, ma di 50.000 cittadini bolognesi.

A tutti quei cittadini va il nostro caloroso ringraziamento!

Noi oggi vogliamo raccogliere quella pietra e trasformarla in una coscienza da far crescere a livello nazionale. Con pazienza, perché sappiamo che bruciare le tappe potrebbe significare soffocare un movimento che invece va costruito in modo articolato, scuola per scuola, comune per comune, regione per regione, Buono Scuola per Buono Scuola, con l’obiettivo di far crescere questa battaglia di civiltà in modo che si formi un vero e proprio movimento nazionale per la difesa e la riqualificazione della Scuola della Costituzione.

La battaglia non sarà facile! ma c’è un fatto che può dare nuovo slancio alla nostra iniziativa: e cioè che dentro la morsa della crisi, e davanti allo scempio che è stato fatto, con tagli micidiali, della Scuola pubblica Statale da parte dei vari governi – sempre di più agli occhi degli studenti, dei docenti ma anche delle famiglie appare intollerabile che consistenti risorse dei contribuenti vadano alle scuole paritarie private e vengano sottratte ad una Scuola Statale che va letteralmente a pezzi. Pertanto noi vogliamo sollevare non solo una questione diciamo ideologica, ma anche una questione concreta che tocca in modo diretto le condizioni materiali di vita di milioni di persone. Ma c’è anche un altro dato drammatico che va denunciato: e cioè il fatto che gli Enti Locali non ce la fanno più a garantire i servizi essenziali. Pertanto, nella crisi e nei tagli  che mordono, chi può ragionevolmente oggi sostenere che si può continuare a finanziare la scuole paritarie private quando addirittura rischiano di venire meno servizi pubblici fondamentali? Qui ed ora Bisogna scegliere!

E’ qui che dobbiamo ribaltare con forza le consuetudini, le granitiche certezze di chi mette sullo stesso piano scuola pubblica e scuola privata, in ragione di una Legge, la 62/ 2000 del Ministro Berlinguer, che ha sdoganato il concetto di sussidiarietà: il privato a sostegno del pubblico, il privato, per lo più confessionale, che ha assunto, nella loro logica, una funzione pubblica.

Da qui il sistema integrato pubblico/privato nel quale i due soggetti, Lombardia docet, sono sullo stesso piano in concorrenza tra loro sul mercato, come è avvenuto nella sanità.

Anzi bisogna riequilibrare il sistema, alzando il livello dell’intervento del privato perché il pubblico, inteso come statale, è ancora troppo preponderante per loro, essendo più del 90% nel nostro paese. Non dimentichiamoci di quanto diceva Calamandrei nei lontani anni 50 del secolo scorso: come fare a demolire, si domandava, la Scuola Statale? Bisogna smontarla pezzo per pezzo, bisogna mandarla in malora, bisogna screditarla, in modo che emerga una scuola privata ordinata, senza stranieri e senza portatori di handicap. Così da ridurre la scuola pubblica statale a una scuola di serie B mentre le scuole private diventano le scuole dell’eccellenza, come nel modello anglosassone.

E qui a Milano ne abbiamo la prova: il Ministro Carrozza ha autorizzato la sperimentazione del Liceo breve di 4 anni al Collegio San Carlo e in altre due scuole private in Lombardia. Un Istituto a 9000 € di retta, ricco di docenti madrelingua, di ipad, di lavagne video, frequentato da famiglie di alto livello sociale.

Le chiediamo cara Ministra Primo: perché prendere il San Carlo, una scuola di elite, come inizio di un modello simbolico di sperimentazione? Secondo: la scuola pubblica statale, già ridotta all’osso dai continui tagli, come riuscirà a fornire un’alta offerta formativa con la riduzione di un anno, senza tagliare programmi e docenti? Si parla di un taglio grave di 40.000 docenti. Terzo: le sperimentazioni non dovrebbero passare per legge dall’autorizzazione del Consiglio Nazionale dell’Istruzione. Come la mettiamo? Quarto: le sembra che una riforma si possa cominciare dalla fine di un percorso e non  dall’inizio per esempio mettendo mano ad un tempo pieno di fatto inesistente o ad una scuola media in crisi o al periodo più critico che è quello del biennio delle superiori?

Cara Ministra proprio non ci siamo! e sappia che questa sua scelta non la consideriamo un incidente di percorso, ma il segno distintivo del suo ministero.     

E’ qui che abbiamo constatato con mano, purtroppo, la subalternità alla strategia delle destre, da parte di quelle forze che dovrebbero richiamarsi alla Costituzione. Una strategia delle destre che era ed è chiarissima! Come non vederla? Da una parte screditare la Scuola Pubblica Statale e dall’altra trasformarla: non più una scuola ascensore sociale per tutti, ma una scuola per pochi eletti che vorrebbe riappropiarsi di quell’abito di classe selettivo che tanto piaceva alla Signora Gelmini. Una scuola pubblica trasformata in una sorta di azienda, con le fondazioni ed i privati a dettare le condizioni.

Ma c’è un MA che andrebbe analizzato. In tutto questo ventennio di arretramenti e di sconfitte, nella scuola italiana c’è stata una resistenza, magari non visibile o che si è manifestata solo di fronte ad attacchi particolari (l’attacco al tempo pieno, alle 18 ore etc.) Ma una resistenza quotidiana di ancora ampi settori di docenti e di studenti che, su alcuni valori di fondo, non sono disponibili ad arretrare e si affidano alla Costituzione.

Noi qui, come Associazioni promotrici del Convegno Nazionale vogliamo raccogliere questa resistenza e offrirle una progettualità. Per questo siamo perfettamente in sintonia con i promotori della manifestazione “La via maestra” del 12 ottobre quando affermano  che la Costituzione è stata in questi anni “rilegittimata dai cittadini” ed è diventata punto di riferimento di tante persone, movimenti, associazioni presenti nella società”. Gli esempi sono molti: dal referendum sull’acqua con la vittoria, poi negata, di 27 milioni di cittadini italiani, alla restituzione dei diritti sindacali sequestrati dalla Fiat di Marchionne e restituiti alla Fiom grazie alla Sentenza della Corte Costituzionale, all’assunzione delle maestre precarie a Napoli in violazione del Patto di Stabilità, al Referendum di Bologna.  

Sicuramente nella scuola pubblica la Costituzione è rimasta viva.

Se guardiamo con attenzione possiamo vedere ogni giorno quanti, pur nelle difficoltà e in assenza di una progettualità e di un riferimento adeguato, si battono per il diritto allo studio, per una scuola aperta a tutti e per tutti, non discriminatoria, contro la dispersione scolastica e contro le diseguaglianze sociali.

Questi sono, ci piace definirli così,  le Partigiane ed i Partigiani della Scuola della Costituzione. Essi fanno parte di “quella coalizioni dei vincenti” di cui ci parla Stefano Rodotà. Una coalizione, uno spazio pubblico capace di rinnovare la politica attraverso il riferimento alla Costituzione, non solo per difenderla, ma per attuarla, anche nelle sue parti “silenti”.

Bene faceva il Segretario Nazionale della Fiom Landini a dire che quella manifestazione non era che l’inizio. Occorre perciò una grande continuità per ricostruire un terreno di unificazione, di contaminazione reciproca tra coloro che difendono il diritto al lavoro o auspicano il ricorso al reddito di cittadinanza o al diritto all’abitare e coloro che difendono la Scuola pubblica o la sanità pubblica. Né noi, lo voglio dire con la massima chiarezza,  siamo disponibili a mettere in contrapposizione la manifestazione del 12 con quelle altrettanto valide del 18 e 19 ottobre! L’opposizione sociale va intrecciata unitariamente con la battaglia per una rinnovata democrazia costituzionale contro ogni forma di Presidenzialismo.

A questo proposito la modifica dell’Art. 138, votata in Senato da una maggioranza superiore di 4 voti ai 2/3 ( il che impedisce di ricorrere al Referendum confermativo), non è un atto ordinario, ma rappresenta la demolizione del cardine della nostra Costituzione che è stata pensata dai Padri Costituenti. Questo atto, di cui ci parlerà diffusamente la Prof. Lorenza Carlassare nella sua Lectio Magistralis, stravolge la Costituzione trasformandola da quadro rigido in flessibile strumento nelle mani di qualsiasi maggioranza.

Sappiatelo! Ve lo diciamo chiaro! Non ci fermerete! La resistenza di tutti i sinceri democratici sarà intransigente perché è stata inferta una ferita insanabile alla nostra Repubblica nata dalla Resistenza.

Ma il modo migliore per difendere la Costituzione è attuarla perché, come diceva nel suo intervento alla manifestazione di Roma la studentessa Diana Armento della Link “non c’è difesa della Costituzione se non c’è lotta all’austerità. La Costituzione può vivere se vive nelle lotte sociali”

E da qui che dobbiamo ripartire!  Dobbiamo ripartire dalla ripresa di una mobilitazione e di una partecipazione attiva per una Scuola Repubblicana che si fondi sull’ Art.34 della Cost. “una scuola aperta a tutti, obbligatoria e gratuita (direi fino al diciottesimo anno di età), per cui i capaci ed i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi”.

Dobbiamo ripartire da una scuola laica perché, come afferma Marina Boscaino su MicroMega, “il binomio scuola pubblica e laicità rappresenta la più alta, praticabile ed intenzionale concretizzazione di una cittadinanza inclusiva e non eclusiva. Laicità non solo come non confessionalità, ma principio più esteso ed estendibile, atteggiamento generale di valorizzazione delle diversità”.   E’ un  processo, dunque, quello che vogliamo aprire. Non solo difensivo, ma progettuale perché insieme alla resistenza  quello che ci manca oggi è proprio l’idea di un’altra scuola. Cioè di un progetto alternativo costruito dal basso e fondato sulla partecipazione consapevole di chi la scuola la fa e la vive tutti i giorni.

Quello che ci guida è un’idea di cambiamento della scuola che si ricolleghi ad un’idea di cambiamento generale della società.

Per dirla con gli studenti il nostro vuole essere un programma per il futuro perché è la stessa nostra Costituzione ad indicarci un’idea di società altra che non è rinchiudibile nel mercato o nell’aziendalismo o nella diseguaglianza sociale.

E allora parliamo dei Buoni Scuola in Regione Lombardia, o meglio parliamo della “Dote per la libertà di scelta”.

Un esempio evidentissimo di manomissione di quello che è l’impianto costituzionale.

Abbiamo affermato, nel ricorso al Tar, presentato insieme alla Flc/Cgil che ringraziamo e che vedrà la prima udienza il 28 gennaio 2014, che siamo di fronte ad una palese, grave, ingiustificata, illegittima ed anticostituzionale discriminazione nei confronti delle famiglie che iscrivono i figli alla Scuola Pubblica Statale. Avete capito bene: qui in Lombardia non si tratta solo del finanziamento alle scuole private, ma della contemporanea e gravissima esclusione degli studenti della Scuola Pubblica Statale dall’erogazione del Buono Scuola. 

Una disparità di trattamento che cozza contro i valori costituzionali rappresentati dagli Art. 33 e 34 della Costituzione ed in modo particolare contro il principio di uguaglianza dell’Art. 3.

Se qualcuno pensasse che questa sia una nostra interpretazione di parte, verrebbe decisamente smentito anche formalmente da tutti gli atti che abbiamo analizzato.

Infatti l’art.28 della stessa Legge Regionale n.19/2007 prevede l’attribuzione delle risorse mediante il criterio della quota capitaria, cioè il versamento della dote non al singolo studente, ma direttamente alla scuola privata stessa. Il che configura un surrettizio finanziamento diretto, neanche indiretto,  alla scuola privata, in violazione dell’Art. 33 della Costituzione.

Sulla pagina web della Regione campeggia poi la scritta: “Buono Scuola è la componente della dote che agevola la scelta di frequentare una scuola paritaria”.

Non solo, ma quando i 2 genitori, che hanno presentato ricorso al Tar, hanno tentato di avanzare la propria domanda on-line tramite il sito della Regione, dovendo indicare la scuola sono stati bloccati in quanto volevano iscrivere il proprio figlio alla scuola Statale ed è uscita invece la schermata con tutte le scuole paritarie private. Pertanto chi intende iscrivere il figlio o la figlia alla scuola pubblica statale viene automaticamente estromesso.

Ancora per la Dote Scuola vale l’indicatore reddituale familiare, non comprensivo delle proprietà mobiliari ed immobiliari, mentre invece per il sostegno al reddito, aperto agli studenti della scuola statale, vale l’indicatore ISEE che comprende invece le proprietà mobiliari ed immobiliari.

Vorremmo allora come Associazione NonUnodiMeno svolgere alcune considerazioni finali:

Siamo di fronte in Lombardia ad un vero e proprio estremismo ideologico di tipo integralista da parte delle Giunte Regionali che sono arrivate fino al punto di praticare un canale di istruzione parallelo a quello nazionale, come sulla chiamata diretta.

Seconda considerazione: scusatemi! ma se la discriminazione degli studenti delle Scuole Statali è stata ed è così evidente, la domanda che ciascuno si può porre è come mai tutto ciò sia potuto accadere nel silenzio assordante dei più e senza un’opposizione degna di questo nome dal 2001 ad oggi, a parte il lodevolissimo lavoro di denuncia del consigliere di Rifondazione Comunista Luciano Mulbhauer, a cui va il nostro ringraziamento.

La conclusione amara che ciascuno può trarre è che qui in Lombardia abbiamo anticipato i tempi, come sempre, nel senso che il governo delle “larghe intese” lo abbiamo già realizzato nei fatti, nella sostanza, anche se non formalmente, da più di dieci anni a questa parte.

Come sulla chiamata diretta abbiamo vinto, così sui Buoni Scuola possiamo vincere in Lombardia! alla condizione che tutte le forze che si richiamano alla Costituzione si mobilitino unitariamente per far crescere un’opposizione nelle scuole, nei territori, ma anche all’interno del Consiglio Regionale.

Noi come Associazione stiamo facendo la nostra parte. Abbiamo lanciato una Petizione che ha raccolto 10.000 firme. Ai primi di Novembre presenteremo formalmente, con una mobilitazione, le firme all’Ufficio di Presidenza della Regione. Poi inviteremo il PD, la Lista Ambrosoli ed il Movimento 5 stelle ad aprire una intransigente battaglia politica per l’abrogazione della dote per la libertà di scelta.

Ma c’è un punto di grande rilevanza democratica che vogliamo sollevare e sottoporre a tutte le forze poliche presenti o no in Consiglio Regionale: e il punto è questo: è possibile mantenere uno Statuto Regionale che prevede 300.000 firme, ovviamente autenticate, per indire un Referendum abrogativo, quando a livello nazionale occorrono per tutto il territorio nazionale 500.000 firme? Non vi sembra che siamo di fronte ad una norma tanto liberticida che impedisce di fatto il Referendum e la partecipazione dei cittadini? E se è così, come è così, che cosa intendono fare le forze politiche per cambiare questa norma dello Statuto della Regione Lombardia?

Attendiamo al più presto delle risposte nel merito!

Per concludere – diceva bene Don Ciotti alla Manifestazione La Via Maestra -“E’ il momento di fare scelte, è il momento di imparare il coraggio”. “Non basta indignarsi, dobbiamo prenderci cura della Costituzione, rendendo degno il lavoro, la scuola e la democrazia”.

Così vorremmo fare! Così ci proponiamo di fare!

  

        

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