Memoria di “Per la Scuola della Repubblica”, lasciata alla Commissione VII della Camera dopo l’audizione sul DL 104

Osservazioni sul DL 104/2013 –misure urgenti in materia di istr-univ-ricerca (audizione presso la Commissione Istruzione Camera dei Deputati- 26.9.2013)

La nostra attenzione, rivolta a interventi molto attesi sul versante dell’istruzione da docenti, studenti, genitori in questo inizio di anno scolastico, ha subìto una prima delusione alla lettura dell’ Art.1. -(walfare dello studente); non solo per la scarsità delle risorse, che non consentono la fruizione del beneficio a tutti gli aventi diritto, ma anche e soprattutto per il concetto meritocratico secondo il quale tali somme vengono destinate. Consideriamo infatti del tutto fuori luogo quanto disposto al punto a), trattandosi di interventi come mense e trasporti che non possono essere subordinati ad alcuna valutazione del profitto scolastico. Chiediamo pertanto la soppressione del punto a) Il criterio meritocratico, impropriamente applicato, lo troviamo di nuovo all’Art.9 ( Durata del permesso di soggiorno per la frequenza a corsi di studio o per formazione), laddove al comma 1, c) si subordina il beneficio del prolungamento del permesso di soggiorno “alla verifica annuale di profitto” colpendo direttamente il diritto allo studio. Chiediamo la soppressione dell’inopportuna e discriminante formulazione. All’Art.7( prevenzione della dispersione scolastica…),all’art.8( percorsi di orientamento…), alle lodevoli intenzioni espresse nei titoli fa riscontro ancora una volta la scarsità di “apposite” risorse. Si fa riferimento all’utilizzo del già falcidiato FIS per il pagamento di eventuali prestazioni aggiuntive dei docenti, o, addirittura, a interventi esterni di privati cui si appalta in definitiva il disagio scolastico… Così all’Art.14 (Istituti tecnici superiori), lodevole il superamento del limite di un solo Istituto Tecnico Superiore per Regione per ciascuna area tecnologica…ma al comma 2 è evidente che il vincolo all’incremento di maggiori oneri per la finanza pubblica si configura come una tacita disponibilità all’intervento di privati nella scuola pubblica. Il principio costituzionale, che la nostra Associazione è impegnata a sostenere nella scuola di ogni ordine e grado, si dimostra un inutile orpello. Si legittimano così i “tagli” operati dall’ex ministro Gelmini e se ne fa ricadere il peso sul bilancio scolastico, senza reperire altrove le necessarie risorse, ma confidando nel salvagente dei privati. A questo proposito ci domandiamo dove siano finite le norme relative alle scuole paritarie . E i contributi alle scuole private? Continuano a essere devoluti in maniera cospicua a queste scuole, in dispregio dell’art.33 della Costituzione? E l’esenzione dall’IMU? Di tutto questo non troviamo traccia nella presente stesura del decreto che avrebbe dovuto prevedere- a quanto ci è dato sapere- una sorta di regolamentazione degli abusi commessi da molte di queste scuole. Vorremmo conoscere l’iter di quel provvedimento e l’entità dei finanziamenti devoluti in quest’anno scolastico alle scuole private e private paritarie. Ma due sono in particolare i punti su cui si concentra il nostro dissenso: l’Art 12 (dimensionamento delle istituzioni scolastiche), l’Art 16 (formazione del personale scolastico). Entrambi hanno in comune la cura -costante in tutto il decreto- di conciliare enunciazioni apparentemente conformi ai principi costituzionali ma di fatto contraddette dall’assenza di reale impegno a reperire i finanziamenti necessari per renderle attuative. Tuttavia, altri sono gli aspetti particolarmente gravi dei due articoli. Nel caso del “dimensionamento” viene esplicitato il ruolo fondamentale della Conferenza Stato Regioni nella definizione degli assetti scolastici del territorio e quindi degli organici, eppure né l’esecutivo, né le Regioni e gli Enti Locali hanno fin qui fatto sentire la loro voce per denunciare l’illegittimità dei decreti Gelmini sugli organici, in parte dichiarati illegittimi dal TAR Lazio e dal Consiglio di Stato, in parte a tutt’oggi sub judice! Ben diverso avrebbe potuto essere il provvedimento, se il ministro avesse ritirato il decreto illegittimo anziché avallarlo! Nel caso dell’Art.16, ha sollevato l’indignazione non solo nostra, ma di tutto il personale della scuola, il comma 1 in cui si collega il risultato dei test INVALSI all’azione didattica dei docenti e si cerca con un eloquio che vorrebbe qualificarsi come indolore e insieme stimolante di indurre i docenti a potenziare le proprie capacità, grazie all’investimento di 10 milioni di euro per attività di formazione obbligatoria, quasi una sorta di punizione.. E’ davvero incredibile come si possa ritenere responsabile l’insegnante delle reazioni degli alunni ai test Invalsi, come si trattasse della responsabilità del chirurgo nei confronti del paziente, o della responsabilità di un legale nell’insuccesso di un’azione giudiziaria da lui intentata… Pare superfluo, ma forse necessario, sottolineare la libertà di apprendimento, la diversa personalità, condizione socio-economica degli alunni, e insieme l’intrusività dei test Invalsi, prova nazionale che interferisce nel percorso didattico di ciascun insegnante non più vincolato a programmi nazionali ma semplicemente a indicazioni nazionali . La formulazione dell’Art.16 è davvero inaccettabile…. Auspichiamo che nella definizione del testo finale la Commissione possa tener conto dei rilievi formulati dall’Associazione Nazionale “Per la Scuola della Repubblica” che rappresentiamo

Proff. Antonia Baraldi Sani, Cosimo Forleo

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