Appello per la Scuola Pubblica del Coordinamento delle Scuole dei Castelli Romani

Il Coordinamento delle Scuole dei Castelli Romani, durante l’ultima riunione, PROPONE a tutte le scuole e gli Istituti di ogni ordine e grado di CONVOCARE Assemblee sindacali d’Istituto per discutere sulle novità riguardanti la Scuola stabilite recentemente dal Ministero.
In allegato trovate l’ Appello per la Scuola Pubblica che illustra i vari problemi e che potrà essere sottoposto a valutazione ed eventuale sottoscrizione da parte delle rispettive ASSEMBLEE. Il coordinamento raccoglierà le proposte che emergeranno e convocherà un’ assemblea pubblica con forze politiche e sindacali per discutere di tali proposte.

Il coordinamento delle Scuole dei Castelli Romani

APPELLO PER LA SCUOLA PUBBLICA

Il Paese grida aiuto. E la scuola pubblica, che del Paese rappresenta l’unico futuro e soluzione possibile, grida aiuto. I vari Coordinamenti per la Scuola che sono spontaneamente nati a livello locale, regionale e nazionale, hanno come scopo principale quello di dare voce ai problemi che  in modo sempre più pressante soffocano il lavoro quotidiano di studenti, docenti, dirigenti e collaboratori della Scuola Pubblica.

Siamo tanti, e cresciamo ogni giorno. Siamo docenti, precari e non, siamo personale ATA, siamo studenti di tutte le età, siamo genitori e nonni preoccupati. Ma siamo anche cittadini comuni chec omprendono l’immensa portata di ciò che sta avvenendo: lo smantellamento della Scuola Pubblica, della Sanità Pubblica, il calpestamento dei principi della Costituzione (diritto all’istruzione, alla salute, al lavoro), che per anni sono stati alla base del nostro Stato Sociale. Diritti per i quali paghiamo più di ogni altro cittadino europeo, e che vediamo sottrarci giorno dopo giorno.

La protesta si allarga e si fortifica: i lavoratori della scuola sostengono gli operai, il comparto sanità e viceversa. Impossibile contarci: le iniziative sono nazionali, regionali, locali, capillari, iniziative coordinate e iniziative spontanee, su internet, nelle sale professori, nelle assemblee cittadine, per le strade, negli Istituti, tramite passaparola, email, volantini. Decine, centinaia di gruppi, coordinamenti, petizioni, comitati in difesa della scuola. Basta fare un giro sul web per capire di cosa stiamo parlando.

Il nostro appello va:

Alle forze politiche: affinché si esprimano CHIARAMENTE sulle misure che intendono adottare per assicurare un futuro della scuola pubblica;

Agli organi d’informazione: affinché contribuiscano a tenere vivo il dibattito sulla Scuola Pubblica, da cui dipende il futuro di qualunque Paese moderno e civile;

Agli esponenti del mondo della Cultura, della Ricerca, dell’Università, affinché appoggino il nostro movimento, e ci aiutino a sensibilizzare politica e cittadinanza;

A tutti i cittadini italiani, affinché capiscano che la Scuola Pubblica di oggi forma i cittadini, gli imprenditori e i governanti di domani, e che da una Scuola che cade a pezzi

Qui di seguito un breve riassunto delle misure adottate negli ultimi anni e delle ultime proposte, tutte mirate a ridurre risorse e personale, con conseguenze nefaste per quanto riguarda la qualità dell’istruzione, le condizioni di lavoro, la sicurezza nelle scuole.

LE ULTIME (PRINCIPALI) MISURE ADOTTATE E CONSEGUENZE:

TAGLI (dal 2009): -3,5 MILIARDI = -90 000 CATTEDRE = -12 000 CLASSI (a fronte di unaumento degli studenti dell’1%, cioè 75 000 unità) = RIDUZIONE ORARIO SCOLASTICO (riduzione tempo pieno nelle scuole primarie e orario di lezione nelle superiori, compresenze, tagli al sostegno) =150 000 posti di lavoro in meno.

Dati CGIL per gli ultimi 5 anni:

-28.032 posti nella primaria

-22.616 posti nella secondaria di primo grado

-31.464 posti nella secondaria di secondo grado,

– 43.878 posti (-17,5%) per il personale tecnico-amministrativo = meno sicurezza, meno servizi, meno laboratori.

Infine, le stesse istituzioni scolastiche sono state consistentemente ridotte di quasi il 20%, cioè scomparse quasi 2.000 scuole.

ACCORPAMENTI (illegali) (2011): – 2600 scuole = -35000 tra dirigenti, docenti e ATA. Istituti e classi più numerosi. Il dirigente scolastico da professore diventa burocrate e gli Istituti Comprensivi, con più di mille alunni, perdono il contatto con le famiglie. Ridotto il personale amministrativo e di vigilanza, con conseguenze molto gravi sul funzionamento e la sicurezza della scuola.

TAGLI FONDI FUNZIONI STRUMENTALI (dall’a.s. 2012-2013): – 47,5 milioni di euro, con conseguente riduzione stipendio accessorio insegnanti e offerta formativa per studenti.

TAGLI ALLE AUTORITA’ LOCALI: = tagli per l’edilizia scolastica, il materiale scolastico (inclusa carta igienica!) e la sicurezza; aumento tasse regionali e decurtazioni dagli stipendi deidipendenti.

PROFESSIONE DOCENTE (2012):

Introduzione dei TFA SPECIALI: concorsi pubblici a pagamento (da 100 euro per classe di concorso) per docenti precari (molti dei quali già abilitati in attesa di ruolo). Costo di partecipazione: da 2500 a 3000 EURO (+ spostamenti, eventuale vitto e alloggio…) = insostenibile per molti aspiranti docenti disoccupati!

Pochi mesi dopo le prove, è indetto un nuovo concorso per 11.000 posti in due anni, che aprirebbe una serie di concorsi pubblici ogni anno o due, al fine di regolarizzare molti precari (e chi aveva già sostenuto – e pagato – le selezioni per il TFA??). Ad oggi (aprile 2013), i vincitori pare saranno regolarizzati non più in due anni ma in tre. E non c’è traccia del nuovo concorso promesso per la primavera.

PERCHE’ E’ COSI’ DIFFICILE ELABORARE UN PERCORSO ABILITANTE UNICO, RIGOROSO E SICURO?? Dalla SIS (scuola di specializzazione) al concorso fantasma (quello del 2012 è stato il primo dal 1999! A quando il prossimo?) al tirocinio formativo, la professione docente è una corsa ad ostacoli in continuo cambiamento…

Le ultime (grandi) proposte del governo Monti per la scuola:

Avvio anno scolastico 2012-2013: Taglio di 350 milioni per il MOF (miglioramento Offerta Formativa) da ripartire su l’a.s. 2012/13 e l’a.s. 2013-14. I tagli sono giustificati come necessari per liberare le risorse per gli scatti di anzianità previsti per l’anno in corso. I fondi saranno attribuiti alle scuole solo all’inizio del 2013, a metà anno scolastico. Peccato che, una volta messe in ginocchio le numerose attività delle scuole, il governo deciderà in seguito che i fondi per tali scatti andranno invece reperiti dal FIS (Fondo di Istituto), intaccando ulteriormente le risorse dedicate all’autonomia scolastica. Un doppio furto per la scuola e per i lavoratori.

(Fonte: CGIL SCUOLA)

Ottobre 2012: innalzamento orario di lavoro +6 ore frontali (a parità di stipendio): – 30 000 posti di lavoro. La forte protesta del mondo della scuola e della società blocca il provvedimento. Fino a quando?

Dicembre 2012, (concetto ribadito il 01 Marzo 2013) ulteriore riduzione orario e taglio ultimo anno delle superiori: -37 000 cattedre, un anno in meno di istruzione. Il Ministro Profumo giustifica i tagli per recuperare risorse da investire nella qualità e per avviare il “processo di pianificazione strategica”, in coerenza con la strategia dell’Unione Europea per il 2020. Ricordiamo al Ministro che la strategia europea si propone di creare una forte economia basata sulla conoscenza. Per il Ministro la conoscenza si persegue quindi con una riduzione dell’insegnamento e uno smantellamento della scuola pubblica?

dicembre 2012: tagli di 400 milioni per il fondo ordinario delle Università: rischio default per molti atenei.

febbraio 2013: Taglio borse di studio universitarie per i più bisognosi. (da La Repubblica, 2 febbraio 2013): Per il diritto allo studio universitario la Germania e la Francia stanziano qualcosa come 2 miliardi di euro all’anno e la Spagna quasi 900 milioni. In Italia, lo stanziamento per le borse di studio è di appena 332 milioni e risulta in calo da diversi anni. “In Francia gli studenti borsisti sono più di 560mila, in Germania più di 550mila e in Spagna più di 235mila. In Italia i tagli scellerati degli ultimi anni ci hanno portato da circa 150 mila a circa 130 mila borsisti(ufficiali 112 mila), che saranno tagliati ancora di più a causa dei nuovi criteri”

15 febbraio 2013: esami di ammissione all’Università anticipati a luglio o addirittura ad aprile: un ulteriore ostacolo ai diplomandi, che dovranno preparare il test in contemporanea con l’esame di maturità, o a tutti coloro che devono preparare materie mai studiate, per le quali avranno molto meno tempo.

8 marzo 2013: approvato (con governo dimissionario) il Regolamento sulla valutazione del sistema di istruzione (INVALSI), resi obbligatori per tutte le scuole. I docenti e la scuola non vogliono sottrarsi ad un’attenta valutazione. Ma che questa arrivi da organi esterni (commissariati!), senza che i criteri siano stati condivisi con chi la “subisce”, senza risorse aggiuntive (la preparazione degli studenti, la somministrazione e la correzione sottraggono ulteriore tempo al lavoro dei docenti e ai programmi ministeriali), che i risultati, pubblici, determinino una classifica delle scuole “virtuose” e quelle “meno virtuose”, sulla base della quale determinare i prossimi fondi, (in un momento in cui la maggior parte degli istituti è già messa in ginocchio da accorpamenti, aumento degli alunni nelle classi, tagli al personale ATA, alle ore di sostegno e alle attività di potenziamento e recupero…), non può che far temere che le scuole più in difficoltà saranno proprio quelle ulteriormente penalizzate. Inoltre la maggior parte dei docenti e degli educatori rifiuta come metodo di valutazione un questionario di domande a scelta multipla, meramente nozionistico, che va contro un’educazione basata sul ragionamento, sull’approfondimento, sul fare, sulla valorizzazione delle competenze personali, sulla libertà di insegnamento (sancita dalla Costituzione) e che azzera completamente le differenze di personalità, di attitudini, di maturazione e di apprendimento (gli alunni disabili o in difficoltà diventano un “peso” che può compromettere il punteggio complessivo e di conseguenza il futuro della scuola?).

14 marzo 2013: circolare sui BES (Bisogni Educativi Speciali): per ovviare ai forti tagli alle ore di sostegno, sempre più limitate ai soli casi di disabilità certificata (legge 104) e dislessia (legge 107), il MIUR delega al Consiglio di Classe la responsabilità di aiutare gli alunni in difficoltà, scaricando su tutti i docenti l’obbligo di prevedere un Piano di studi Personalizzato per tutti gli altri alunni con bisogni speciali (alunni stranieri, disabilità non certificate, disagio sociale…) e di realizzare appositi interventi educativi: esoneri, schede riassuntive, mappe concettuali, prove facilitate. Mentre i docenti di sostegno perdono posto o vengono usati ad altri fini, ai docenti “ordinari” spetta un ulteriore aggravio di responsabilità e lavoro (per il quale tra l’altro non hanno competenze specializzate). Verso una scuola della dis-uguaglianza?

… e poi??

I DIRITTI CALPESTATI:

Diritto all’istruzione:

inutile parlare di nuove tecnologie se i ragazzi vengono stipati in classi sempre più numerose (negli ultimi tre anni nella mia scuola il n. alunni per classe è cresciuto da 23 a 25/26); privati del sostegno (danneggiando sia il ragazzo disabile che i suoi compagni di classe, visto che lo svolgimento della lezione può essere gravemente compromesso); sottoposti a continua rotazione di insegnanti, spesso relegati al mero ruolo di guardiani o assistenti sociali (come programmare una didattica se si cambia continuamente classe e scuola?);  privati della possibilità di svolgere attività di recupero, potenziamento, alfabetizzazione, o extra didattiche come teatro, laboratori, visite d’istruzione, progetti di sostegno psicologico, orientamento, giochi sportivi… tutte attività necessariamente sospese in moltissime scuole per mancata o gravi ritardi nell’erogazione del fondo di istituto (grazie alla cosiddetta “autonomia scolastica”)…

Sicurezza e salute: i mancati interventi di manutenzione agli edifici scolastici provocano disagi e danni che minano la sicurezza e la salute di lavoratori e studenti. Gli intonaci crollano. I riscaldamenti si spengono per ore in pieno inverno. Finestre pericolanti, prese elettriche, chiodi arrugginiti, porte e banchi scheggiati rappresentano continui pericoli, soprattutto in classi affollate. Un soffitto da cui cola la pioggia crea pozze sul pavimento su cui si può scivolare anche con gravi conseguenze, come già è successo.

Lavoro: I tagli e i conseguenti accorpamenti degli istituti (giudicati illegittimi dalla Corte Costituzionale) hanno portato al taglio di più di 2600 scuole, e 150.000 posti di lavoro (l’aumento dell’orario frontale a 24 ore comporterebbe un ulteriore taglio di 25 000 unità) tra docenti precari, dirigenti, personale ATA, con conseguenze nefaste sulla qualità della didattica, del rapporto docente-alunno e soprattutto sulla vita di centinaia di migliaia di famiglie di contribuenti italiani.

Uguaglianza sociale/Parità di diritti: I finanziamenti alla scuola privata non fanno che acuire la differenza tra le famiglie che possono permettersi una scuola con banchi nuovi, muri che non crollino, laboratori e sale computer, e coloro che invece, per principio o necessità, credono ancora che sia la Scuola Pubblica a dover offrire GRATIS A TUTTI I CITTADINI un servizio di qualità, dignità, sicurezza e modernità. Come integrare i ragazzi stranieri tagliando i fondi per i corsi di alfabetizzazione? Come offrire sostegno a ragazzi e famiglie in difficoltà senza risorse? Come far diventare la scuola un vero luogo di aggregazione e crescita personale PER TUTTI? Mentre si parla di Europa Unita e di diritti sociali, i tagli ai finanziamenti per le attività del MOF, al sostegno, le risorse ripartite sulla base dei risultati dei test INVALSI, i BES, non faranno che acuire le differenze sociali tra una scuola e l’altra, tra una classe e l’altra e perfino tra un alunno e l’altro. E’ questa la scuola che vogliamo per far crescere il nostro paese?

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