Documento dei docenti e dei docenti precari napoletani in lotta

Una manciata di milioni, tanto pochi che non basterebbero neppure a comprare i sedili della cabina di pilotaggio di uno solo dei famigerati F-35 che, malgrado tutto e malgrado tutti, verranno acquistati: molto meno dei rivestimenti di quei sedili vale la vita, la dignità, la salute, la serenità di circa 4000 docenti affetti da gravi patologie, che profondono ogni giorno la loro passione e il loro impegno nelle scuole, garantendo il funzionamento di biblioteche, laboratori e spazi di didattica alternativa. I docenti cosiddetti “inidonei” sono stati destinati a una inusitata deportazione dalla Spending Review, che li obbliga a improvvisarsi segretari, declassando loro ed estromettendo il personale amministrativo precario dai ruoli attesi da anni o decenni… Il tutto, ovviamente, senza contare il livello delle prestazioni delle segreterie, che calerebbe necessariamente, e senza considerare l’oltraggio fatto a tutti i destinatari della direttiva-batosta, trattati, come pure i docenti nel caso della proposta dell’aumento unilaterale dell’orario di lavoro a 24 ore, come lavativi a stipendio minimo garantito, fungibili e rimpiazzabili da chiunque, senza alcun vincolo o presupposta competenza. Ha pienamente ragione chi dice che dietro un disegno di così grande squallore e di così provocatoria protervia non c’è, non può esserci solo la volontà e la necessità di tagliare un “costo sociale”, ma la volontà di annichilire la scuola, di umiliarla, depauperarla, di rappresentarla come un carrozzone sfasciato pieno di mangia-a-ufo che vanno additati come la causa della crisi e, col pretesto, puniti per aver scelto di essere “inutili”, di non produrre cose che si consumano, si mangiano, si toccano e abbrutiscono le masse mentre fanno la fortuna di pochi pardoni, bensì di produrre strumenti di emancipazione e liberazione, scienza, idee, divulgazione, metodi di ricerca, sapienza, equilibrio, cittadinanza, resistenza all’ottusità e alla prevaricazione, storia e arte, bellezza e diritto. Da diciotto mesi gli amministrativi, tra cui il Coordinamento dei Precari di Napoli annovera molti cari compagni, il cui dolore e la cui costernazione si sono gemellati e saldati, nei giorni, con quelli generati dagli oltraggi subiti dai docenti, umiliati dal concorsone, sbattuti fuori dalla riforma Fornero e liquidati come pezze vecchie dopo anni di sacrifici, lottano strenuamente assieme ai compagni di sventura, i docenti inidonei, la violenza fatta ai quali è immaginabile solo in un paese spudorato e impunito come quello in cui viviamo. Sciopero della fame a settembre, in Piazza delle Cinque Lune, con i Cobas, che unicamente hanno appoggiato la loro causa e denunciato lo sconcio che si sta perpetrando contro queste categorie, sit-in reiterati, presidii, l’ultimo dei quali sotto la grandine, pochi giorni fa, il 12 marzo. Domani, con l’ineffabile e indecente connivenza dei sindacati confederali, ci sarà forse l’epilogo di una vicenda che ha del surreale e che più di ogni altra attesta, emblematicamente, la precisa e pervicace volontà di azzerare la civiltà dei diritti costruita dai lavoratori negli anni ’70 e la ricaduta pedagogica e formativa della scuola pubblica e statale su una società che solo grazie alla scuola può diventare e rimanere una società di “uguali”. I docenti in lotta di Napoli e Caserta, stabili e precari, gridano con forza il loro sdegno per quanto inflitto ai colleghi inidonei e ai compagni amministrativi, consapevoli dell’unitarietà e circolarità tanto dell’afflittiva e aberrante logica ministeriale quanto delle azioni di resistenza da opporre ad essa. Diffidano il ministero, peraltro sfiduciato e dimissionario, dal compiere atti vincolanti nel senso della deportazione dei docenti ammalati e dei licenziamenti degli ATA. Idealmente e, per quanto possibile, materialmente, gli insegnanti sosterranno la lotta e le sacrosante rivendicazioni degli amministrativi e degli inidonei. Gettare nella disperazione così tanti onesti lavoratori, per di più già fortemente provati dalla vita e dalla malattia, è disumano e abietto. Sappiamo tutti che ci sono altri costi e sprechi che agevolmente potrebbero essere tagliati. La scuola non si piegherà al sopruso e darà battaglia con la resistenza, la renitenza e la desistenza funzionale. La barbarie non può vincere, e non vincerà!

 I docenti e i docenti precari napoletani in lotta

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